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LE AVVENTURE DI ENEA

Un soggiorno al residence Eneide è un tuffo nel mito e nelle leggende della Sicilia occidentale. Il residence sorge infatti a pochi chilometri dai luoghi dove  Virgilio decise di ambientare parte dell’Eneide, testimoniando così un antica alleanza tra Troia, Roma ed il popolo degli Elimi

Virgilio e L’Eneide

Residence a Bonagia - Trapani e EriceVirgilio scrisse l’Eneide (in latino Aeneis) poco prima della nascita di Cristo, tra il 29 a.C. e il 19 a. C. Il poema narra la leggendaria storia di Enea, un principe troiano fuggito dopo la caduta della città, che viaggiò fino all'Italia diventando il progenitore del popolo romano. Enea era una figura già presente nelle leggende e nella mitologia greca e romana, essendo uno dei personaggi principali dell'Iliade di Omero. Virgilio ne raccoglie l’eredità raccontando attraverso l’eroe il "mito della fondazione" di Roma e legando così Roma ai miti Omerici.

L’opera di Virgilio ha comunque svariati valori e significati. Diversi studiosi sostengono che, dal punto di vista politico, il poema fu scritto anche per consentire a Roma di stabilire un legame di sangue con i popoli che abitavano allora la Sicilia occidentale (gli Elimi, anch’essi di origine Troiana), decisivo ai fini della vittoria delle guerre puniche e della conseguente distruzione e assoggettazione di Cartagine.

E proprio questo nesso giustifica l’ambientazione di una parte del poema sulle coste di Trapani e Erice, a pochi passi dal luogo dove oggi sorge il residence Eneide

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La morte di Anchise ed i Ludi in suo onore: Enea e la Sicilia

Residence a Bonagia - Trapani e EriceI primi sei libri raccontano la storia del viaggio di Enea da Troia all'Italia, mentre la seconda parte del poema narra la guerra, alla fine dall'esito vittorioso, dei Troiani contro i Latini, sotto il cui nome in seguito Enea e i suoi seguaci finiranno per essere conosciuti. Nel libro III Virgilio descrive la prima tappa di Enea a “Drepano” (il nome latino di Trapani), durante la quale l’eroe subisce un grave lutto, la perdita del padre Anchise (seppellito nei pressi della costa). Enea, ripartito subito dopo la sepoltura, torna in Sicilia per volere degli dei solo dopo esser tornato a Cartagine, dove dopo alterne vicende decide di fuggire dalla morsa di Didone (perdutamente innamorata dell’eroe troiano).

Il secondo naufragio presso le coste siciliane è raccontato all’interno del libro V.  Enea viene accolto dal re Aceste, che li ospita benevolmente e che lo aiuta ad organizzate dei giochi funebri (i Ludi) per ottemperare alla commemorazione della morte del padre Anchise, che era stato qui seppellito un anno prima. Questa in sintesi la cronaca (tratta da wikipedia) di una parte dei ludi, le regate. Si tratta probabilmente della prima regata velica di cui si ha notizia nel mondo occidentale:

Arrivata l'aurora, tutti si apprestano a gareggiare. Prima dell'inizio, Enea pone al centro dell'arena, in vista, i doni: tripodi, corone, palme, armi, vesti purpuree, talenti d'oro e d'argento. La tromba suona e si dispongono per la prima gara quattro navi: Pristi di Mnesteo, Chimera di Già, Centauro di Segesto e Scilla di Cloanto. Enea pone allora sullo scoglio dirimpetto alla riva una verde meta di elce frondoso. Ricevuto il segnale, partono. Se dapprima sono tutti a pari merito, Già supera e guadagna la prima posizione, seguito da Cloanto. Ma Menete, il timoniere della Chimera, raggiunta la roccia, non riesce a virare velocemente, scatenando la furia del comandante che getta il compagno maldestro in mare, sotto le risate dei Teucri, per essere poi superato dalle altre. Ma la nave di Segesto, intenta a sorpassare quella di Mnesteo, si incastra nello scoglio. Pristi ora gode quindi del secondo posto, quasi vicino al primo della Scilla. Il furbo Cloanto, accorgendosi dell'abilità dell'avversario, fa un voto con promessa di sacrificio di un toro in caso di trionfo. Gli dei spingono così vento propizio e la nave giunge vittoriosa al traguardo. Radunati tutti, Enea consegna allora al vincitore porpora con fregi, al secondo una pesante corazza intrecciata d'oro e al terzo due catini bronzei e due coppe d'argento. Solo più tardi giunge Già con la nave danneggiata e, per il coraggio dimostrato, vince Foloe, una schiava con i suoi due figli gemelli.

Durante i giochi, e precisamente nel corso delle gare di equitazione, le donne troiane al seguito di Enea tentano di dar fuoco alle navi, desiderose di costringere così i propri uomini a stanziarsi presso Erice e Trapani, evitando di proseguire il già lungo e pericoloso viaggio. Delle venti navi della flotta, se ne salvano la maggioranza, grazie alla tempestivo arrivo della pioggia invocata per tramite degli Dei. L’accaduto pone Enea nel dubbio: restare in Sicilia o proseguire il suo viaggio?

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La fondazione delle città Elime

Con l’intendo di stabilire un forte legame di sangue tra gli Elimi e i Romani, Virgilio approfitta della rivolta delle donne per dimostrare quali furono le vicende che portarono alla fondazione di Segesta (la capitale politica degli Elimi) e di Erice (quella religiosa). Il libro quinto infatti prosegue così (tratto da wikipedia):

Ma Enea ancora una volta, dimentico dei Fati, cade nell'incerto se stabilirsi in Sicilia o cercare il Lazio. In quel momento Naute, l'unico istruito da Pallade, lo sprona a perseguire anche con la sofferenza il volere del Fato e gli consiglia di affidare a quella città, in seguito Acesta, la sorte dei compagni in soprannumero, vecchi e donne stanche dal mare, sotto la guida del divino Aceste.
Sempre più pensieroso, vede nella notte la figura di Anchise mandato da Giove che lo invita a sottomettersi al destino, che detta di recarsi, prima che in Italia, alle sedi infere di Dite, nel profondo Averno, nell'Elisio, con l'aiuto di una sibilla.
Avvertiti i pochi ma valorosi compagni, Enea circoscrive con un aratro la città, dove regnerà gente di stirpe troiana e dove Aceste porrà senato e leggi. Fondato anche un tempio, istituiscono un sacerdote e un bosco in onore di Venere. Dopo aver banchettato nove giorni, attendono che i venti siano favorevoli e, prima di partire, immolano tre vitelli a Erice, un agnello a Tempeste e sciolgono gli ormeggi. Con la tristezza e il conforto della città fondata, salpano, e gettano come nuovo rito i visceri in mare.

Nasce così il popolo Elimo, la città di Segesta e quella di Erice, che stando alle vicende narrate da Virgilio traggono il loro nome proprio da quella parte del seguito di Enea che decide di rimanere in Sicilia.

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